“Metro Milano” di Melissi

mercoledì 24 marzo 2010

Di Morgan Palmas

L’aggettivo per “Metro Milano” di Paolo Melissi: impressionistico.
Pagine 153, Historica.

Un manuale per conquistare una città, che se uno è “straniero”, sa che lo spazio e gli spazi non sono scontati come per chi vive da sempre in un medesimo luogo. Riscontro poco chiaro per chi non ha vissuto l’esperienza di affrontare una nuova fase esistenziale in una città diversa, lontani dagli affetti e dalle passate consuetudini.
Se si approda a Milano si apprende subito che i cornetti non sono così diffusi, ci sono le brioche. Ecco l’arrivo nella città meneghina da parte di Paolo Melissi, il quale, nonostante lo stato di confusione, inizia subito a percepire il sapore differente rispetto alla metro di Napoli, da dove proviene.

“Viaggiare a bordo di un vagone della metropolitana è una variabile del camminare, in cui le azioni del vedere, dell’afferrare, sono traslate e differite: preludono mentre scorrono parallele”.

La rete della metro milanese è di 74,6 chilometri complessivi, tre linee: la Rossa, la Verde, la Gialla. Storie di esistenze che si incrociano e si sfiorano ogni giorno, domande non espresse che si confondono con sguardi e mezzi sorrisi.
Melissi, seguendo una tradizione che trova le sue origini nell’impressionismo francese, costituito di leggerezza istintiva e luminosa suggestione, peranco egli infarcito di ironia partenopea, giammai destinata ad eclissarsi, forse, decide di esplorare il sottosuolo milanese varcando prudenti confini mentali e frettolose abitudinarie azioni.
Immaginate quattordici esercizi, alcuni sembrano giochi, altri nell’accezione più egregia del termine, consolidando così qualche facoltà sopita: essi fungono da monito e da esplorazione di sé rispetto al mondo.
Le scoperte sono numerose: la leggenda del drago che vivrebbe nel noto laghetto, l’ingresso di Margherita D’Austria a Milano per Porta Romana, le letture dei viaggiatori nei vagoni.

“Entra nella metro portandoti dietro una sedia di legno, elegante e non troppo pesante. Trova uno spazio libero, sistema la sedia e siediti. Se qualcuno ti osserva o, meglio, ti rivolge la parola, tu rispondi che ti piace viaggiare comodo”. L’ironia partenopea che citavo, la troverete in tutto il libro, talvolta sottile, non di pancia, Melissi forse si è milanesizzato? Ma anche una visione più greve, che si fa complessa, tentando di scrutare il non visto, il non considerato, il non evidente.
“Metro Milano” è un libro imperdibile, non solo per i residenti.

“Quando esci in superficie respira profondamente e apprezza ciò che vedi”…

Posta un commento

Contatti:

sulromanzo@libero.it

Lettori fissi

Labels

  © Blogger template Brownium by Ourblogtemplates.com 2009

Back to TOP