L’aggettivo per “Cominciare a imparare” di Jiddu Krishnamurti: spiazzante.
Pagine 218, Ubaldini Editore [Traduzione di Giuseppe Sardelli]
Non vorrei concentrarmi soltanto sulla narrativa ultracontemporanea, bensì dare voce a pensieri e domande che mi si sparpagliano in testa giorno per giorno, cercando così di seguire, per quanto asistematico, un percorso che mi sembra possieda una qualche motivazione contingente e non casuale. Le “regole” della sfida, per intenderci, le scopro quotidianamente, mutandole se lo ritengo un approccio interessante.
Qualche giorno fa pensavo al rapporto fra sapere dei libri e sapere della vita, fra sapere del singolo e insegnamento. Un flash mi s’è presentato innanzi, allora mi sono alzato dalla poltrona e vagando nella mia piccola libreria ho ripreso in mano un gioiellino che ho deciso di rileggere, mai scelta fu più azzeccata.
Che cosa significa imparare?
“Perché l’educazione non è semplicemente l’acquisto di conoscenze tecniche, ma la comprensione, sensibile e intelligente, dell’intero problema della vita – in cui sono compresi la morte, l’amore, il sesso, la meditazione, il rapporto e anche il conflitto, la collera, la brutalità e tutto il resto – cioè l’intera struttura dell’esistenza umana”.
Krishnamurti nacque nel 1895 e fu considerato per tutta la sua vita – morì nel 1986 – una sorta di guru spirituale, anche se lui non voleva avere epigoni e non si sentiva a capo di nessuna scuola filosofica o religiosa. Celebre in quegli anni in numerosi paesi del mondo, in Italia non fu molto seguito, bene perciò ha fatto Ubaldini Editore a partecipare alla diffusione del suo pensiero pubblicando molte sue opere.
“Cominciare a imparare” è strutturato in due parti: la prima si occupa di una serie di conversazioni informali fra Krishnamurti e gli studenti della Brockwood Park School, nello Hampshire, ancora oggi esistente; la seconda parte invece tratta le conversazioni del filosofo con genitori e insegnanti.
Alcuni temi affrontati sono il senso dell’intelligenza, la disciplina, l’affetto, la bellezza, la condivisione, la realizzazione, il conformismo, la paura, ecc. Domanda e risposta continua, un dialogo itinerante fra i dubbi del filosofo e le sicurezze dei giovani che di fronte alle repliche dell’altro vengono meno, perdono il nucleo sul quale molti pongono la verità.
Non è un saggio tecnico, bensì inserito nella vita, fatti concreti e pensieri che spesso si fanno senza focalizzare l’attenzione, un modo per interrogarsi spiando le interrogazioni vicendevoli altrui.
Se avete la necessità di chiarirvi le idee, tentare di tirare i remi in barca per passare a un altro livello di consapevolezza, un insano desiderio di avere domande e risposte migliori su voi stessi, “Cominciare a imparare” è il libro giusto per voi. Il rischio leggendo le pagine è che si destrutturino tante vostre sicurezze passate, lasciandovi magari disorientati, ma sembra inutile sostenere qui che per imbiancare una camera bisogna intanto portare fuori gli armadi, o quantomeno spostarli.
Read more...